Sacralità e Riti tra le Alpi

Sacralità e Riti tra le Alpi

Ai primi tentativi di strutturazione e comprensione della realtà naturale circostante l’uomo da
sempre unisce il bisogno innato e profondo di individuare un’entità superiore, spirituale, a cui
rivolgersi nei momenti del bisogno e a cui appendere le risposte ai laceranti quesiti esistenziali che
giustificano e sottolineano il risveglio della coscienza umana. Per quanto la definizione di “sacro”
giungerà in un secondo momento, il suo concetto nasce con l’homo in quanto tale, e spesso colloca
la sua dimora in alto, assecondando l’istinto archetipico che guida lo sguardo supplice e timoroso
verso realtà superiori, di nome e di fatto.
La montagna diventa pertanto, in maniera a dir poco obbligata, per la maggior parte delle
popolazioni antiche, sede per antonomasia di gran parte delle manifestazioni divine.
I Romani non fecero eccezione; nel loro ineguagliabile e inarrestabile processo di espansione
entrarono più volte in contatto con queste temute e rispettate realtà naturali, che fornirono la
dimensione ideale per la crescita e lo sviluppo di forme di religiosità particolarmente interessanti.
In quest’ottica risulta esemplare il caso della Valle d’Aosta: abitata in epoca preromana dai
Salassi, popolazione celto-ligure, sarà infatti interessata da un processo di acculturazione condotto
dall’elemento latino sopraggiunto alla fine del I secolo a.C. L’incontro/scontro porterà alla nascita
di ibridi singolari grazie all’importazione e, talvolta, alla sovrapposizione sulla cultura indigena di
modelli cultuali romani.
Ecco che allora non sarà difficile immaginare la nuova colonia, sintesi e culmine dell’azione
urbanizzante, consacrata al pantheon laziale, con apporti orientali, conseguenza diretta della
multietnicità e dinamicità dell’impero, in contrasto con le restituzioni territoriali di confine, in cui la
presenza romana più o meno volutamente meno marcata, permette l’affiorare di componenti
autoctone, inglobate inoffensivamente nel sistema imperiale imposto, ma spie di sacralità
precedentemente vive e vissute.
Nell’immenso coacervo di sentire europeo dell’epoca, raro elemento di unione internazionale
declinato nelle differenti costruzione spirituali e coerentemente presente sul territorio valdostano, è
ancora Ercole: l’eroe di origine greca, anelante alla divinizzazione, percorre e apre le strade del
vecchio continente, recando civilizzazione, sicurezza e libertà, e riscuotendo successo presso tutti i
popoli, avvicinati nell’analoga espressione della drammatica epopea umana da lui così ben
interpretata.