ERCOLE NEL MONDO ROMANO

ERCOLE NEL MONDO ROMANO
Divinità di origine greca, giunta nel Lazio attraverso l’Italia meridionale
(probabilmente passando da Cuma), secondo una diffusa opinione, fu Heracles,
il cui culto assunse caratteri prettamente italici, dato che il dio, venerato poi
con il nome di Hercules, si inserì in miti indigeni. Benché sia noto soprattutto
come dio della forza, della giovinezza, del lavoro muscolare, il che fece sì che
venisse onorato particolarmente dagli artigiani, Ercole fu anche dio della
fecondità dei campi, protettore dei commercianti, della casa e della famiglia,
divinità infernale, oracolare, salutare. In seguito divenne divinità guerriera e fu
spesso onorato con Mars e Victoria.
La diffusione di Ercole, anche nella Cisalpina, sarebbe stata peraltro
favorita dalla valenza iatrica, che lo poneva in collegamento con le fonti
salutari, dall’aspetto oracolare e dal suo ruolo di protettore dei passaggi (da
sottolineare la sua effettiva relazione con i valichi alpini: secondo la tradizione
sarebbe stato l’eroe greco ad aprire la via attraverso le Alpi Graie – vedi fatica
n. 10 - e nell’area delle Alpi Cozie e specialmente in Val di Susa, come pure
sul colle del Piccolo San Bernardo, in Valle d’Aosta, il culto dell’eroe è
particolarmente sentito) e degli empori.
Sempre associato a valori positivi, è un simbolo che migra da Nord a Sud,
è il tema della civilizzazione e dell’ospitalità, è la risposta indigena al mito
greco che rappresenta un percorso culturale. Il viaggio alla ricerca dei buoi di
Gerione corrisponde a un itinerario di civilizzazione che passa inevitabilmente
attraverso un filtro coloniale.