IL TEMPO NEL MONDO ANTICO

IL TEMPO NEL MONDO ANTICO
La scansione del tempo in tutto il mondo antico era definita dal succedersi regolare di fenomeni
legati al ciclo della vita quotidiana che, per quanto e proprio perché ordinari e inerenti la sfera del
naturale, erano ammantati di sacralità. Gli elementi fisici come il sole, la luna, le stelle, e gli eventi
atmosferici quali pioggia e vento, afferivano al mondo ultraterreno incarnando vere e proprie
divinità, dalla cui volontà più o meno capricciosa dipendevano le sorti del pianeta, in una
concezione teologica della realtà fisica che di fatto, molto più che al giorno d’oggi, generava
rispetto e timore nei confronti dell’ambiente.
L’avvicendarsi del giorno e della notte, il susseguirsi delle stagioni scandivano il tempo per il riposo
e per l’agricoltura, davano luogo a momenti significativi, di passaggio, sottolineati da ritualità e
feste che inneggiavano ai numi tutelari del ciclo biologico e scongiuravano l’avvento di minacce,
quali catastrofi o variazioni climatiche, che potessero in qualche modo compromettere la vita
terrena.
Con il miglioramento delle conoscenze astronomiche, dovute a una più accurata osservazione della
volta celeste, l’uomo cercò quindi di strutturare e inquadrare lo scorrere del tempo, in un tentativo
di controllo del proprio destino e della propria storia che sfociò nella creazione di calendari,
organizzazioni temporali scandite dai cicli lunari e/o solari.
L’origine dell’etimologia dei giorni della settimana
L’attuale etimologia della settimana è il frutto del contributo di numerosi popoli dell’antichità. La
parola “settimana” deriva dal latino septimus, settimo, che richiama in maniera evidente il numero
dei giorni compresi, già in uso a Roma nella prima età imperiale e istituiti poi ufficialmente nel 321
da Costantino (durante la Repubblica si utilizzava un ciclo di 8 giorno, chiamato nondinum in cui i
giorni erano identificati con le prime otto lettere dell’alfabeto). La scelta del numero 7 non è
casuale: oltre a ragioni di tipo astronomico, ha senz’altro un’origine sacra, da cercare nella Bibbia e
nell’Ebraismo, che vuole la creazione del mondo in sei giorni più uno di riposo, il Sabato.
Furono però i Caldei i primi ad associare ai sette giorni “creazionisti” una lettura astrologica,
legandoli etimologicamente ai sette corpi luminosi che, nell’astronomia antica, si muovevano nel
cielo delle stelle fisse: Saturno, Giove, Marte, Sole, Venere, Mercurio e Luna (questi nomi di
origine latina derivano direttamente dal corrispondente greco). Astronomia, astrologia e sacralità
nel mondo antico tuttavia, a differenza di quanto accade oggi, correvano sullo stesso binario,
intrecciandosi in maniera profonda ed elevando alla sfera del divino anche fenomeni che oggi
definiremmo puramente fisici; ecco che pertanto i sette corpi celesti, oltre a “vagare” placidamente
per il firmamento, assursero al ruolo ben più glorioso di forze soprannaturali e potenti, protettrici o
flagello per l’uomo e le sue attività.
Presso i Caldei ogni giorno della settimana era quindi dedicato a una di queste divinità siderali
(tutrice della prima ora del giorno in questione), le cui differenti caratteristiche
contraddistinguevano e influenzavano l’andamento giornaliero.
L’ordine di successione dei corpi celesti si basa su quello in uso tra gli astronomi di epoca
ellenistica, e corrisponde alla sequenza dei periodi orbitali o delle distanze dalla Terra decrescenti,
definiti ad Alessandria d'Egitto probabilmente nel II secolo a.C., e così identificato:
Saturno, Giove, Marte, Sole, Venere, Mercurio e Luna
Se la prima ora è pertanto in onore di Saturno (così come di conseguenza lo sarà l’intera giornata),
dopo 24 ore la nuova prima ora che origina il domani sarà, seguendo l’ordine, il Sole, e così via,
secondo uno schema che può facilmente raffigurarsi nella seguente stella a sette punte:
Ossia:
Luna
Marte
Mercurio
Giove
Venere
Saturno
Sole
Una volta giunta, in veste greca, nelle affollate vie dell’Urbe, l’etimologia celeste prese piede
velocemente anche nelle pieghe della società romana, sostituendo il vecchio sistema di scansione
temporale (vedi sopra) e declinandosi con le corrispondenti divinità latine; il calendario romano
pertanto riportava una sequenza di questo tipo:
GIORNI DIVINITÀ CARATTERE
Dies Lunae Luna/Selene Divinità femminile, spesso associata a Diana e Ecate
Dies Marti Marte Duplice fu l’aspetto di Marte, dio agricolo e guerriero. Più
antica fu la connotazione agricola, per cui il dio era invocato
per la prosperità dei campi; dava il nome al mese in cui inizia
la primavera ed era onorato con il sacrificio del “cavallo
d’ottobre” per il buon esito dei raccolti. Dall’aspetto agricolo
derivò quello guerriero: Marte infatti era adorato dai contadini
non solo perché proteggesse i campi durante le loro sempre
più frequenti assenze per motivi militari, ma anche perché
favorisse il buon esito delle battaglie, consentendo loro di
tornare alla campagna. Dato il moltiplicarsi delle guerre, il
secondo aspetto finì col prevalere, senza che tuttavia si
perdesse del tutto quello originario
Dies Mercuri Mercurio protettore dei ladri ma anche dio degli scambi, del profitto e
del commercio (dal latino merx o mercator), nonché
messaggero degli dei, protettore degli araldi, inventore della
lira e accompagnatore delle anime negli inferi
Dies Iovis Giove Massima divinità del pantheon romano, dio del cielo, sia in
senso astronomico che in senso meteorologico, per cui era
venerato come dio della luce, del fulmine (che era la sua arma
e il suo attributo), della pioggia. Allo sguardo del dio del cielo
nulla sfugge, e quindi Giove era anche il garante delle
promesse, dei patti di alleanza, dei giuramenti
Dies Veneris Venere divinità romana principalmente associata all'amore, alla
bellezza e alla fertilità, nonché rappresentante lo splendore
della natura nella buona stagione, protettrice dei campi e degli
orti e dispensatrice di pioggia
Dies Saturni Saturno Presso i Romani la divinità era posta in rapporto con la
semina e, di conseguenza, era dio della fertilità agricola e
della ricchezza. Al dio si ricollega oltretutto il concetto di
aetas aurea come periodo avvolto nel mito relativo a una
felicità antecedente la nostra epoca, definitivamente passato,
ma che può tornare, essendo inserito in una concezione ciclica
e messianica del tempo storia
Dies Solis Sole Divinità maschile legata all’astro
Così Isidoro di Siviglia (Origine, 5.3) descrisse il calendario romano:
(LA)
« Dies dicti sunt a deis quorum nomina Romani
quibusdam stellis dedicaverunt. Primum enim diem a
Sole appellaverunt, qui princeps est omnium stellarum
ut idem dies caput omnium diorum. Secundum diem a
Luna appellaverunt, quae ex Sole lucem accepit.
Tertium ab stella Martis, quae vesper appellatur.
Quartum ab stella Mercurii. Quintum ab stella Jovis.
Sextus a Veneris stella, quam Luciferum appellaverunt,
quae inter omnes stellas plurimum lucis habet.
Septimum ab stella Saturni, quae dicitur cursum suum
triginta annis explere. Apud Hebraecos autem dies
primus dicitur unus dies sabbati, qui apud nos dies
dominicus est, quem pagani Soli dedicaverunt.
Sabbatum autem septimus dies a dominico est, quem
pagini Saturno dedicaverunt. »
(IT)
« I giorni erano chiamati secondo gli dei con i nomi dei
quali i Romani intitolavano le stelle. Il primo dei giorni
fu dedicato al Sole, che era il principe di tutte le stelle
ed era il giorno di tutti gli dei. Il secondo giorno fu
intitolato alla Luna, che riceve la luce dal sole. Il terzo
alla stella Marte, che è chiamata Vespro (perché
compare per prima di sera). Il quarto alla stella
Mercurio. Il quinto alla stella Giove. Il sesto alla stella
Venere, che chiamano Lucifero, che ha la maggiore luce
tra tutte le stelle. Il settimo alla stella Saturno, che si
dice impieghi trent'anni nel suo percorso celeste. Tra gli
Ebrei tuttavia il primo giorno è detto il giorno del
Sabato, che da noi è il giorno del Signore, e che i pagani
dedicavano al Sole. Il Sabato comunque è il settimo
giorno da quello del Signore, che i pagani dedicavano a
Saturno. »
Per quasi quattro secoli la settimana mantenne questa etimologia a connotazione astrologica; con
l’ascesa del Cristianesimo a prima e unica religione ufficiale dell’Impero si cercò, soprattutto tra i
massimi esponenti delle più alte gerarchie ecclesiastiche, di convertire la terminologia pagana in
una più consona alla nuova dottrina, ma la tradizione popolare era troppo profondamente radicata, e
le uniche modifiche sostanziali si ottennero per i due giorni oggi considerati festivi:
- Dies Saturni in Sabato dall’ebraico Sciabbàth (riposo)
Per gli Ebrei il giorno dedicato al Signore era ed è tuttora il sabato, che, nella sua
permanenza etimologica nella settimana rammenta l’origine ebraica del
Cristianesimo;
- Dies Solis in Domenica, dal latino Dies Domini, ossia “giorno del Signore”
Per i cristiani il giorno sacro corrisponde a quello della resurrezione di Gesù Cristo,
identificato quindi nella odierna domenica;
Il lungo viaggio evolutivo del sistema che oggi chiamiamo settimana, determinato, come visto,
dagli apporti congiunti di numerosi e importanti popoli del mondo antico, arriva fino alle nostre
lingue romanze nella veste che crediamo di conoscere ma di cui citiamo esclusivamente il guscio,
avendone perso nel tempo il valore sacro e simbolico con cui era stato intessuto:
ITALIANO FRANCESE SPAGNOLO
DIES LUNAE Lunedì Lundi Lunes
DIES MARTI Martedì Mardi Martes
DIES MERCURI Mercoledì Mercredi Miercoles
DIES IOVIS Giovedì Jeudi Jueves
DIES VENERIS Venerdì Vendredi Viernes
SCIABBATH Sabato Samedi Sabado
DIES DOMINI Domenica Dimanche Domingo
Ma è sorprendente notare come lo stesso procedimento storico, antropologico, culturale e
astrologico abbia peraltro generato, nello stesso semplice sistema, l’etimologia attuale della
successione giornaliera nelle lingue di origine germanica:
una volta infatti conquistata l’opulenta capitale romana, il sistema di calendarizzazione fin qui
descritto si diffuse a macchia d’olio in tutto il dinamico e immenso impero, in modo particolare
nelle popolazioni germaniche e celtiche che si limitarono, a testimonianza della loro indipendenza
cultuale, a trasformare i nomi delle divinità eponime nei loro corrispettivi enti supremi.
E così:
dies Lunae fu dedicato a Máni
- il dio che, secondo la mitologia norrena, guida il carro che trasporta la Luna –
da cui
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Montag Monday
dies Marti fu dedicato a Týr
- dio della guerra nonché patrono della giustizia –
da cui
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Dienstag Tuesday
dies Mercuri fu dedicato a Odino (Woden)
- massimo esponente del pantheon germanico, associato a Mercurio per la funzione
ultraterrena: mentre Mercurio accompagnava i morti Odino/Woden cura i guerrieri caduti
combattendo –
da cui
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Mittwoch Wednesday
(il tedesco Mittwoch significa “metà settimana” ed evidenzia il tentativo cristiano di sostituire la
divinità pagana, cosa che non riesce per l’inglese)
dies Iovis fu dedicato a Thor/Donar
- figlio di Odino, dio del fulmine –
da cui
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Donnerstag Thursday
dies Veneris fu dedicato a Freyja o Frigg
- considerata la dea dell'amore, della seduzione, della fertilità, della guerra e delle virtù
profetiche –
da cui
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Freitag Friday
dies Saturni fu dedicato a Satære
- divinità dell’agricoltura –
da cui
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Samstag Saturday
dies Solis dedicato a Sòl
- dea del sole, attraversa il cielo con il suo carro –
da cui
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Sonntag Sunday